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Di musiche e di battaglie
Inviato da: Kondar di Venerdì, 06 Settembre 2013 - 01:55
Voci dal Crepuscolo La stanza era calda e illuminata. Il piccolo braciere era sufficiente a scaldare le anime e gli oggetti presenti. Il letto, la vecchia sedia scalfita dal tempo; il tavolo con le gambe cedevoli e la credenza semiaperta, il vaso di gigli posato su di un comodino: tutto respirava di antico.
Solo le persone erano escluse da questo ritorno al passato: una bambina dagli occhi verdi più vivi che mai e i capelli d’un rosso acceso, la pelle pallida, l’aria malaticcia di chi è cagionevole di natura; una donna anziana, ormai al limite del suo tempo, spesso sorridente, i capelli grigi raccolti a crocchia e l’aspetto di chi ha vissuto una vita priva di rimpianti.

Nel fiume dei ricordi

Elyse si agitava nel letto, incerta sul da farsi. Dormire era proprio un’impresa, per lei, che desiderava vivere ogni secondo della sua vita! Piuttosto che riposare, preferiva continuare a girovagare per il villaggio, curiosando, ascoltando tutto ciò che la gente diceva, imparando dalla propria esperienza…finché la nonna non la prendeva per il colletto e non la riportava, di peso, a casa.
In quel momento cominciò a fissare la nonna. Iris, così si chiamava quella figura minuta, con sulle spalle il peso degli anni trascorsi. Ella era impegnata a lucidare, con uno straccio, uno strumento musicale dalle misteriose fattezze.
Elyse non l’aveva mai visto prima d’ora. Incuriosita, chiese timidamente, indicando l’oggetto: “Nonna, che cos’è?”
Iris guardò la nipote con uno strano sguardo: dai suoi occhi trapelava una voglia irresistibile di correre lungo il fiume dei ricordi, di poterle dire, prima che la sua esistenza fosse giunta al termine, qualche cosa d’importante.
Colse l’occasione come se fosse l’ultima.
“Questo? Oh, questo…è uno strumento. Si chiama flauto di Pan, serve per imprimere momenti indimenticabili nella memoria della gente.”
Entusiasta di quella risposta, la bimba cominciò a fare delle domande.
“Bello! E tu lo suoni nonna? Come si fa?”
Turbata e felice da quell’improvviso interesse da parte della bambina, nonna Iris iniziò un breve discorso.
“Ormai lo suono poche volte, cara. I miei polmoni non hanno più il vigore di un tempo, le mie labbra sono fredde e screpolate. Non esce più il bel suono di una volta. Sai, una volta… una volta lo usavo spesso. Non saprei dire come, ma pare che la mia musica fosse di grande aiuto a chi la ascoltava. Ciò che lasciava era ben più di un ricordo. Essa era in grado di infondere coraggio alle persone, di aiutarle nelle loro piccole o grandi imprese.”
Meravigliata, con gli occhi pieni di ammirazione e impazienza, Elyse rispose: “Che bella cosa, nonna!”
“Sono d’accordo con te. Quando ero una giovane donna, molto prima che tu nascessi, questo strumento fu molto utile. Non solo per me, ma anche per i miei compagni.”
“Compagni”. Questa parola, Elyse non l’aveva mai sentita pronunciare dalla nonna. In effetti, a pensarci bene, non sapeva poi molto sulla sua vita. Aveva l’impressione, la schiacciante impressione, che si fosse persa qualcosa, qualcosa di grandioso.
“Compagni? Nonna avevi amici? Chi erano?”
Decisa a non perdersi nemmeno una parola di quella storia che sentiva essere più interessante di quelle che aveva sentito finora, la bambina si mise a sedere su di una sedia di fronte all’anziana donna, con l’espressione di chi fosse ansioso di conoscere.
Iris non attese molto a darle le risposte che aspettava. Con molta calma, con una nota di emozione nella voce, in quel momento non roca, bensì limpida e chiara come quella del passato, cominciò a darle spiegazioni.
“Erano un guerriero, un ladro un po’ scorbutico, un esperto di terreni e un guaritore. Quante avventure abbiamo vissuto insieme!” Si fermò a riflettere, dunque decise: “ Andiamo con ordine, ti dirò tutto dall’inizio”.
“Tanti anni sono trascorsi da quando ero una giovane artista. Com’ero piena di vita! Avevo i capelli rossi e gli occhi verdi, proprio come te. Il mio spirito era ribelle! Non ero esattamente una gentile ragazza di campagna. Ero molto orgogliosa, determinata e sicura di me. Sentivo che il mio destino era legato a qualcosa di grande, a gesta eroiche. Non volevo che il mio futuro si riducesse ad un duro lavoro nei campi, ad un’esistenza infelice. Le mie passioni erano la musica e i viaggi. Perciò progettavo un’esistenza avventurosa, ricca di emozioni e di sorprese. E così, fuggii dal mio villaggio. Altrimenti mi avrebbero costretta a quella vita che non desideravo.”

Elyse ascoltò attentamente, sempre più stupita da quelle notizie. Mai avrebbe immaginato che la propria nonna fosse stata in gioventù così coraggiosa! Ai suoi occhi, ella aveva assunto le sembianze di un’eroina.
“Nonna, sei una grande Come hai fatto? La tua mamma e il tuo papà non si sono arrabbiati? Non avevi paura?”
Iris sorrise, come faceva spesso. “Certo che ero spaventata, ma ero sempre più decisa a scegliere il mio futuro da sola. I miei genitori, in fondo, erano proprio come me: mia madre era anch’essa un’artista. Ci aveva lasciati anni addietro per inseguire il suo sogno di rendere felici le persone con la propria voce. Mio padre, un incantatore, comprendeva benissimo il mio desiderio e non oppose resistenza. Anzi, mi accompagnò fino al confine del villaggio.”
Elyse in quel momento si sentì felice ed emozionata come non era mai stata negli otto anni in cui aveva preso posto nel mondo.
La nonna proseguì. “Come dicevo, ero piuttosto impaurita, ma ben decisa ad andare avanti. Camminai a lungo, in solitudine, senza nemmeno sapere dove andare. Un giorno ero così disperata che temetti sarei morta durante quella fuga, in incognito, senza essere ricordata per le mie gesta.”
Apprensiva, la piccina chiese: “Ma andò tutto bene vero?”
“Sì cara, perché è proprio qui che avviene l'inaspettato”. Questa frase quasi la sussurrò, volendo attirare l’attenzione della nipote.
Ci riuscì, poichè Elyse non tardò ad avanzare un’idea: “ Ah! E’ qui che ci sono i compagni?”
“Esatto. Oramai mi ero quasi arresa. Avanzavo più per istinto di sopravvivenza che per altro. Avevo perso tutta la mia saggezza! Semplicemente, andavo avanti. Solo il cielo e le stelle, con la loro bellezza, mi davano conforto. Poi, in una notte piuttosto buia, mi inoltrai in una fitta foresta, con la torcia bene accesa. Fu allora che sentii dei rumori.”

Una pausa di circostanza, nella quale Elyse iniziò a torcersi le mani, segno che non voleva attendere più del necessario.
“Dunque, quei rumori erano nientemeno che il baccano prodotto dalle chiacchiere del ladruncolo, del guerriero e degli altri! Come me, queste persone per qualche ragione si trovavano riunite in quella foresta. Ebbero reazioni strane appena mi videro: alcuni erano sospettosi, altri curiosi e qualcuno mi offrì persino una razione di cibo. Ah, ma non ci fu nemmeno il tempo per parlare!”
Sorpresa, Elyse disse la sua: “Allora la fortuna esiste, nonna! Ma cos’è successo, perché non avete parlato?”
“Perché…avevo appena pronunciato il mio nome che…che…dei mostri sbucarono all’improvviso dal buio circostante!”
Colta alla sprovvista, Elyse esclamò: “Mostri? Erano ragni?”
“Oh no, i ragni al confronto sono innocui. Questi mostri erano creature terrificanti…non-morti!”. Iris pronunciò le ultime parole con una tale enfasi che Elyse sobbalzò.
“Non-morti? Quelli che ci sono nelle favole della buonanotte?”domandò, riferendosi a quelle storie dell’orrore che si leggono ai bambini per insegnare loro a stare attenti e pronti di fronte ai pericoli.
Iris, contenta che la nipote avesse intuito di cosa si trattasse, rispose: “ Esatto, proprio quelli. Purtroppo, ucciderli fu davvero difficile!”

La storia emozionava Elyse sempre più. Perciò esplose in una raffica di domande concitate: “Non ci credo! Li avete uccisi? Com’è possibile, nonna? Raccontami tutto!”
Iris, a quel punto, cominciò una lunga orazione, che Elyse seguì passo per passo, cercando di non interrompere un racconto talmente bello da sembrarle più una leggenda che un fatto realmente accaduto.
“Devi sapere che quei non-morti erano proprio forti. Ed erano tanti! Tre umanoidi e due lupi. Ognuno di noi fece del proprio meglio per sconfiggerli. Anzitutto, il furfante si impegnò con l’arco, l’esploratore con scimitarra. Sfortunatamente, i loro colpi andarono a vuoto.”
Rapita dai ricordi, Iris iniziò a parlare al presente, come se in quel momento fosse stata di nuovo quella giovane ragazza coinvolta in un combattimento, imprevista alleata di persone allora sconosciute.
“E’ in questo momento che sfodero la mia arma migliore: il flauto di Pan. Inizio a suonare una melodia così bella, così perfetta, che i miei compagni iniziano a sentirsi, come dire…ispirati! La mia musica dà loro coraggio e determinazione, fondamentali per vincere la battaglia!”

“Infatti, la maggior parte dei loro colpi inizia a centrare il nemico. L’unico che non riesce a combattere con tutte le sue forze, pur sotto l’effetto del mio suono, è il guaritore. Riceve danni così gravi che in men che non si dica cade al suolo, privo di sensi e dissanguato.”
“Questo però non cambia le sorti della battaglia perché gli altri si impegnano tantissimo. Il mazzafrusto di Marcus, il guerriero, colpisce un umanoide con tanta forza che esso muore all’istante. Anche Fastolph, il ladro, e Markal, l’esploratore, riescono quasi sempre a ledere l’avversario. Decido di cambiare tattica: ripongo il flauto ed elaboro un incantesimo per accecare uno dei pochi non-morti rimasti, il lupo”.
“Perchè non solo so suonare, sono anche in grado di utilizzare magie arcane. Purtroppo, oggi il lampo da me creato non ha effetto e mi arrendo, un po’ sconsolata. Forse non sono potente abbastanza da poter eguagliare gli altri. Mi sento inutile, frustrata. Marcus però mi suggerisce di occuparmi di Herlik, il guaritore ferito, prima che muoia.”
“Il mio umore migliora, piena di spirito d’iniziativa carico sulle mie spalle quest’uomo per allontanarlo dal campo di battaglia. E' a questo punto che, finalmente, lo scontro termina. Con la nostra vittoria!”
Al racconto seguì un minuto di silenzio, nel quale Elyse ripensava a quanto aveva appena udito e Iris cercava di calmarsi dopo essersi fatta prendere da quell’euforia travolgente che l’aveva portata a immedesimarsi in se stessa.
Poi, Elyse esultò di gioia: “Nonna, che bello! Anche io voglio combattere, quando sarò grande!”

E subito dopo: “Ma alla fine, il guaritore si è salvato vero? E cos’è successo dopo? Sei rimasta con loro?”
La notte aveva tinto il mondo di nero da ormai parecchie ore ed Elyse, nonostante l’entusiasmo, iniziava a mostrare evidenti segni di stanchezza. Perciò, Iris le disse: “Si salvò, grazie alle nostre cure. Naturalmente, restai con loro. Cos’è successo dopo, però, te lo dirò un altro giorno, poiché è giunto il momento che tu chiuda gli occhi per riposare.”
Imbronciata, Elyse ristette. “Nonna, non voglio dormire! Dimmi qualcosa!”

Anche Iris iniziava ad essere esausta. Con tono basso, rispose: “ Ti prometto che saprai di altre avventure. Posso assicurarti che furono tutte entusiasmanti. Adesso, però, dormi serena”.
Elyse comprese che per il momento non avrebbe saputo altro. Rassegnata, fece un’ultima domanda, mentre si infilava nel letto. “Nonna, eri felice con queste persone?”

Iris rimboccò le coperte e affermò: “ Sì, fu con loro che cominciai quella vita avventurosa e ricca di emozioni che avevo atteso così a lungo.”

Dopodiché diede una carezza alla guancia della nipote, pronunciò parole di commiato e si allontanò, con passo pesante, verso la sua stanza.
Elyse cadde in un sonno profondo e tranquillo. Nei suoi sogni compariva Iris con il flauto di Pan in mano nel bel mezzo di un combattimento. Comparivano anche figure senza volto, che dovevano essere coloro che la nonna incontrò. Li immaginò attraenti e coraggiosi.

Intanto, la luna filtrava tiepidi raggi attraverso la finestra, illuminando fiocamente il volto, rugoso e quieto, di Iris.


Nota: Voce scritta da Iris
Premio 100 px + il 3% dei suoi px attuali

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