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Risvegli di un Elfo.
Inviato da: mario di Martedì, 11 Marzo 2014 - 04:00
Voci dai Dungeons
Un dolore lancinante e poi l’oscurità.
Athiel si sentì perduto.
Poi fu il mare; un mare che culla, rosso ed argento e blu profondo, che schiuma sulla chiglia di una nave, una nave lunga; le vele alte turchese ed amaranto, gonfie di venti divini, Athiel sentì una voce calda, ancestrale e materna. Si illuminava un bosco d’Antaria, le querce brucianti urlavano il loro dolore, lancinante e maledicente, poi il nulla, l’oscurità, il tramonto il tempo aveva cessato di avere un senso.
Una fioca luce in lontananza, una fioca figura avanzava, un fioco ricordo che sfioriva e creava un cammino dorato che, a tornanti ripidi e solitari, saliva su una collina immateriale. Athiel prese a salire per il declivio, passo dopo passo, un piede dopo l'altro senza che sembrasse arrivarne mai la fine, non sentiva fatica, era leggero, leggero come un gabbiano reale al vento marino d’autunno che spazzava la superficie ed arrovellava le acque. Sentì una mano possente afferrarlo per la base del collo, la morsa materna di una femmina di felino che prende i suoi piccoli appena nati e li porta al sicuro dai predatori.

Athiel spalancò gli occhi, Murrick, il chierico, era su di lui, le mani ancora calde, illuminate dal potere divino. Era disteso a terra. Il dolore lancinante riprese, il mento gli doleva, gli doleva l’animo ed il cuore batteva all’impazzata, pompava il suo sangue in quel corpo intorpidito. Guardò il chierico negli occhi, gli doveva certamente la vita ed era una condizione nuova per l’elfo.
Per alcuni istanti, infiniti, cercò di ricordare dove fosse, chi fosse e perché, soprattutto il perché gli era sconosciuto. Il tanfo di sudore, l’umidità insalubre, una penombra malaticcia, alleviata soltanto da un’essenza salmastra che testimoniava la vicinanza del mare, lo riportarono al presente.
Era nei corridoi di una prigione improvvisata, prigioniero a sua volta di un gruppo di manigoldi che si definivano pirati, condivideva tale destino con una variegata compagine di ventura, mercenari, santi, ladri e similari, ai quali si era unito da meno di una settimana.
Così ricordò Athiel mentre con l’aiuto del chierico riguadagnava la stazione eretta.
“Grazie” furono le uniche parole che l’elfo riuscì a pronunziare e poté pronunziare perché i rumori di lotta scuotevano ancora l’aria malsana. Il mezzorco menava fendenti come fosse indemoniato.
Athiel sapeva che quell’ammasso di muscoli balbuziente era la loro unica speranza; la rabbia crebbe al solo osservare le sue mani ancora legate da una maledetta catena. Il lupo dell’umana azzannava e l’altro giovane elfo, Anghesh di nome, rapido di mano e di favella, faceva quel che poteva armato di frusta.
Guardò ancora le manette, come se gli avessero strappato la lingua.
Mentre le ultime guardie cadevano, Athiel si mosse verso l’estremità non esplorata del corridoio, un’altra stanza si apriva, non fece a tempo ad organizzare una qualche strategia che passi concitati risuonarono in rapido avvicinamento sempre troppo dannatamente vicini.
Ancora pirati. Quanto avrebbero potuto resistere?
In un istante lo sguardo scivolò sulla donna, il prete, il mezzorco ed Anghesh. Si sarebbe presentato al cospetto degli antenati, morto insieme a costoro, pensò, interrogandosi su cosa mai gli avrebbe detto.
“Ne arrivano altri” urlò di rabbia e sconsolato.
Anghesh corse verso alcune celle, piene di altri prigionieri, pescatori e contadini, abituati al mare ed alla terra, abituati a soffrire ed a lottare ma consapevoli di quanto sia inutile fustigare la vita, quando il mare è troppo agitato per pescare o quando la terra d’inverno è troppo dura da essere arata. Consapevoli che il non agire talvolta è l’unico modo per lasciare che sia la vita a scivolare sulla propria esistenza.
Consapevolezza che né i due elfi, né il mezzorco possedevano, nessuno di loro poteva avere, neppure la Druida con il suo lupo od il chierico con i suoi Dei.
Anghesh spronò quei contadini, li rassicurò, li rimproverò e tentò di far nascere un senso di colpa, ma a nulla servì, solo due si unirono alla lotta. I più giovani, i meno saggi.
I pirati erano troppi, cinque o sei ben armati. Alcuni bloccavano una grata mentre un altro, un viso noto, che già era riuscito con i suoi intrugli a renderli prigionieri, maneggiava qualche strano prodotto alchemico.
Athiel percepì lo sconforto fra i suoi improvvisati compagni, allora suggerì di usare i corpi dei pirati che giacevano a terra come rostro per spostare le grate che non erano chiuse ma solo difese.
“Non mi farò addormentare di nuovo!!!!” urlò
Presero i cadaveri, non curandosi del rispetto o dell'orrore, tanto più che un attimo prima quelli avevano tentato di farli andare a trovare il custode della porta della morte e sfondarono con essi la grata, i pirati stessi furono sorpresi, l’ira però li prese per lo spregio perpetrato sui cadaveri dei loro compagni.
Poi fu sangue e sangue e sangue.

Voce scritta da Nicola/ Athiel premio 100px + 3% dei suoi attuali PX

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