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La battaglia delle spade infrante
Inviato da: mario di Lunedì, 21 Marzo 2016 - 04:11
Voci dai Dungeons Un giovane cantastorie di stirpe elfica era giunto quella sera in taverna di Darokin, aveva con se il suo bagaglio di storie, atto a scaldare gli animi degli avventori ed a raccogliere qualche moneta...
Sarà stato il fuoco nel camino o il freddo patito nelle notti all'addiaccio dei giorni precedenti , che quella sera fu ispirato a narrare una storia insolita nel suo bagaglio, una parentesi a tratti tragica avvenuta, tra eventi forse più noti del mondo.

E così inizio:

“Huma dei elar! Così la voce degli elfi risuonava in tutta la foresta , nonostante il grido che preannunciava l'inizio della battaglia il solo nemico non era intimorito, il nemico sorto dalla terra, il nemico che tutti temono ,il nemico sconosciuto l’apportatore la sua smodata devastazione...

erano i primi giorni di neve, il fiato si condensava davanti ad i volti dei gruppi di elfi in attesa del segnale, era freddo, ma la paura rendeva questa sensazione trascurabile, da li a poco sarebbe iniziata la battaglia dei campi di luna conosciuta anche come la battaglia delle spade infrante... ed Alevar delle rive d’argento era solo un ragazzo…

A governare Alfheim in quei tempi era Celedryl del clan Erendyl e nessuno si aspettava quello che sarebbe accaduto, da poco erano state sconfitte le armate di uomini dai tratti bestiali del mago Illodius, benché morto da 5 anni aveva ancora evidentemente in serbo una spiacevole sorpresa per gli elfi; l’arma che non era riuscito a mettere in funzione prima della fine della sua guerra, il costrutto oscuro, questo si era nutrito del sangue versato su quella terra per 5 anni , per poi sorgere in una notte durante la quale la luna scomparve dal cielo. Risorse proprio tra i resti della foresta di Canolbarth , si dice proprio nel punto dove Illodius esalò l’ultimo respiro…

Re Celedryl non poté ignorare quelle che da prima erano voci, quando queste divennero richieste di aiuto e infine stragi comprovate, le poche famiglie che ancora abitavano l’area iniziarono a scomparire, le case sugli alberi a bruciare, le squadre mandate a verificare non tornarono… fu così che si rese necessario convocare i più valenti guerrieri i rappresentanti ti tutti i Clan dai Lungamarcia ai Mealidil…

Qualcosa si era ridestato, i veggenti nelle loro visioni vedevano solo oscurità, dolore e forza malvagia…

In 40 partirono quella mattina, tutti in splendenti armature dalle finissime decorazioni in oro e argento, con le armi migliori che i maestri elfici potessero forgiare, spade che si diceva potessero tagliare anche il vento…

Non tutti le ricordano ma sappiate miei signori che: Chevallan, Legnoacciaio e Ilsundalan era i nomi di alcune di esse e credetemi quando vi dico nel cuore degli elfi questi nomi fanno ancora breccia…

Era freddo e la neve arrivava in alcuni punti sino alle ginocchia, la foresta portava ancora i segni della guerra combattuta cinque anni prima, giunsero così a quelli che erano i resti del piccolo abitato dei Campi di Luna a differenza degli altri villaggi colpiti, qui le case erano ancora integre e i corpi degli abitanti erano ancora li esposti tragici manichini di una folle furia, arti squarciati, ventri aperti riversanti le interiora sul terreno antistante… una cosa terribile e crudele, ma tutto era ancora troppo perfetto e questo voleva dire solo una cosa… lui era ancora li… i quaranta iniziarono a perlustrare l’area ma non serviva, lui li aspetta.. li stava aspettando; perché questa era forse la trappola ed i quaranta vi erano caduti ignari…

Lui era li in quella che forse un tempo era la piazza del piccolo abitato, li attendeva immobile, una nera armatura animata da una nebbia rossa del sangue di un’intera guerra… e quella cosa aveva sete di sangue e fame di distruzione…



Gli elfi non volevano perdere il vantaggio della prima mossa e subito sulla piazza si riversò una pioggia di frecce così affilate che avrebbero trafitto da parte a parte un’antica quercia, ma niente, le frecce si infransero su quella nera armatura che subito si mosse scatto verso destra, la, dove erano appostati gli arcieri, l’oscuro essere li travolse con una furia cieca e una velocità incredibile, alcuni non ebbero neppure il tempo di scagliare nuove frecce o estrarre le armi, lui era già lì, in mezzo a loro e la grande spada nera striata di rosso pulsante che stringeva in pugno calò sugli elfi come una tempesta, le armature non riuscivano a rallentare in alcun modo il suo percorso di morte , le lame che riuscivano a intercettarla si spezzavano come fossero state fatte di vetro…

Fu un massacro insensato, la creatura infieriva con violenza sui corpi già privi di vita…

Fu allora che tutti gli elfi rimasti lo circondarono spade alla mano, poteva opporsi a pochi di loro ma certamente non a tutti, qualcuno sarebbe riuscito a colpirlo pensavano. Anni di addestramento li rendevano macchine da guerra perfettamente sincronizzate, così attaccarono, quello che ne segui fu il caos lame si incrociavano, si sentivano urla e il sangue schizzava alto nel cielo, un’intero braccio e mano che ancora stringeva Ilsundalan volo fuori dal cerchio di morte… gli elfi cadevano uno dopo l’altro, quella cosa era troppo veloce, a volte avevano la certezza di colpirla per poi scoprire che questa si era già spostata… ne caddero ancora. Ultimo rimase in ginocchio il cavaliere delle valli Hellarion, ritenuto invincibile sino ad allora, una tremenda ferita gli lacerava la spalla mentre in mano teneva il moncherino di quella che doveva essere una spada leggendaria… l’oscuro essere era fermo innanzi a lui e godeva del senso di superiorità schiacciante, godeva nel vedere l’avversario umiliato e sconfitto… alzo la sua spada ora color rubino scuro e l’affondo con crudele lentezza nel cuore dell’elfo…

Fu in quell’istante che ciò che non poteva essere previsto accadde. Quello che era solo un giovane elfo con la curiosa caratteristica di due ciocche argentate a cornice del viso, uscì da una porta di un’albero casa posto alle spalle dell’oscuro essere, raccolse Ilsundalan togliendola dalla mano del suo vecchio proprietario e corse, corse come non aveva mai fatto prima in vita sua, con tutta la forza di cui disponeva, verso l’oscuro; e questo non lo percepì, il godimento nel vedere la sua spada affondare ne cuore dell’ultimo eroe elfico era troppo grande per non essere assaporato appieno… l’acuminata punta di Ilsundalan arrivò a bersaglio e penetro la nera armatura… l’oscuro essere vedendo la punta fuoriuscire dal proprio petto emise un verso terribile e atroce… l’aria si carico di energia magica e malvagità e tutto esplose, il cielo, la terra, tutto. L’energia liberata fu terrificante, anche l’ultima spada Ilsundalan andò in frantumi il giovane elfo fu scagliato a decine di metri di distanza e svenne.

Quando si riprese non poteva credere ai suoi occhi, era coperto anche lui di ferite e ustioni gli faceva male ogni cosa, a fatica si rialzò e vide solo morte e distruzione attorno, dei corpi poco era rimasto e c’era sangue ovunque, le armi e le armature erano in frantumi. Raccolse i resti degli elfi e accumulandovi sopra delle pietre cercò di creare un tumulo per preservare i morti dagli animali… Finito questo lungo e doloroso lavoro rimase solo, a quel punto raccolse i resti delle armi elfiche e della spada dell’oscuro che ora aveva perso interamente i riflessi rossastri, era giusto che si sapesse del sacrificio di quei ragazzi e di come era andata quella battaglia.

Fu così che Alevar camminò sino alle porte della capitale elfica li racconto dell’accaduto e consegnò il ricordo di quei ragazzi a i Clan di origine ed al loro popolo…

In seguito si racconta che Alevar fu alzato al titolo di custode, si dice anche che con in frammenti delle spade recuperate forgiò personalmente una spada che chiamò Aengmor che conservò nella lama il colore nero della sua matrice oscura… ma questa è un’altra storia…

Ed ora signori se qualcuno mi offre una birra mi renderà un elfo più che felice.

Voce scritta da Marco/Willem premio 100px + il 3% dei suoi attuali PX

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