Dungeons&Dragons On Line - A.C. GDRfantasy NewsLetter per Mercoledì, 25 Aprile 2007
Numero: 66

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La rabbia di Shark
Un anno terribile era stato per gli umani inviati dall’Arciduca Tiryon di Gwanben a colonizzare il nuovo continente. In particolare per la Contea di Shark che aveva dovuto subire una serie tragica di eventi negativi dove, la morte di Arthur Conan Doyle sembrava davvero essere l’evento più leggero.

La popolazione che tuttavia aveva sempre vissuto in prosperità ed in piena comunione con la famiglie Doyle, aveva dovuto subire catastrofi naturali come inondazioni, colera, eventi magici incontrollati e la sempre più presente piaga degli orchi che avevano devastato diversi territori anche dei possedimenti annessi.

Nel Consiglio si viveva una situazione di tensione dovuto al dualismo Shark-Fontes che allungava di molto i tempi di approvazione di leggi che avrebbero in qualche modo creato le condizioni per affrontare in maniera definitiva la piaga degli orchi. Ma sembra che la cosa potesse giungere presto ad una soluzione.

Ma la tensione tra i governanti e le genti era molto alta!

Correva l’autunno 1008, tutti gli eserciti erano pronti per affrontare quei maledetti orchi che tanto sangue e sofferenza avevano distribuito nei possedimenti umani.
La rabbia e la concentrazione si fondevano in una unica sensazione che dava quasi corpo alla tensione tra le file dei soldati!
Il Primo Ministro era sceso in campo anche lui, questa volta se fossero giunti sarebbe stata o la loro fine o la fine di Brown e dei suoi alleati….infatti anche Thondar e Van Morenis erano giunti….

Ad un tratto si sentivano rumori e urla nella periferia dello stesso esagono 0523, proprio quello che era il punto di ritrovo di tutte le truppe

…fossero arrivati gli orchi!!!???

I capi dei plotoni subito si riunirono e l’esploratore si mosse con velocità per portare notizie al tavolo delle strategie

La paura dei condottieri si era trasformato in brama, brama di vendetta e sangue, sangue di orchi maligni e sanguinari!

Ma le notizie che giunsero erano fatalmente diverse da quelle che si aspettavano.

Non gli orchi ma una ribellione, una stupida ed insolente ribellione proprio nella capitale di Shark!

Gli occhi di Wilthord Brown si fecero infuocati. “Proprio nella capitale vengono a ribellarsi, questi stolti, ma come osano ribellarsi in questo modo!…Volevamo schiacciare gli orchi…ed invece schiacceremo noi questi bastardi che non conoscono il rispetto e la stima!

Brown diede ordine agli eserciti di Thondar e Van Morenis di rimanere in disparte mandando questa missiva….”Ora vedrete la rabbia di Shark annientare il vile ribelle che non ha rispetto della Contea e dei sacrifici che Athur Conan Doyle ha fatto per loro…

Con un cenno della mano il Primo Ministro diede ordine ai capi dei plotoni di prendere posizione…
“Non tutti..solo 6 di voi…basteranno per sotterrare le ambizioni di questi esseri che ora noi considereremo alla stessa stregua degli orchi….”

Un cenno di rotazione del braccio ed i plotoni si disposero per l’aggiramento, mentre le urla e i rumori delle devastazioni annunciavano l’arrivo dei ribelli!

La Rabbia delle milizie di Shark fu talmente forte che bastò un solo scontro per decretare la fine della guerra!

Quando i soldati si resero conto che a terra senza vita c’erano i loro simili si resero conto che la loro reazione era stata, per nel giusto, esagerata e senza controllo! Non uno dei ribelli era rimasto in vita!
una fine che fece cadere nello sconforto soldati e ufficiali!

La piaga degli orchi doveva finire altrimenti la morte avrebbe preso possesso dei cuori degli umani!!



L'ultimo addio...
Nella stanza più lussuosa del castello della Baronia di Fiume D’Argento, Lady Cristina si sveglia nella notte. Il vento soffia forte mentre un respiro pesante e sinistro proviene dall’anticamera. Lentamente si alza, chiude le finestre e si sposta verso la fonte di questo rumore…


"Marito mio" sussurra Lady Cristina, "marito... è tutta la notte che ti sento
respirare con fatica... cosa ti stà succedendo?";

Thondar, si gira verso la moglie, e rimane stupito dalla sua bellezza nel cuore della notte. Con fatica le sorride e con un filo di voce le risponde:
"Nulla.. non è nulla di grave, solo un pò di tosse" ;

"Marito.. non sono stupida, sei malato! ...devi curarti" dice la moglie preoccupata, mentre una lacrima scende sul suo volto candido;

"Moglie, non piangere, è così bello il tuo sorriso... vedi, il fatto è che non si tratta di una normale malattia, è resistente alle cure che conosciamo";

"Perchè non me lo hai detto prima?" lo interrompe lady Cristina mentre le lacrime cominciano a bagnare il suo amato viso.

Thondar di fronte al dolore di sua moglie, madre dei suoi figli capisce che non può andare via, senza prima dare una spiegazione a lei, alla luce della sua vita.

“Non piangere, non piangere e non soffrire amore mio, non piangere e ascoltami attentamente. La mia malattia è sconosciuta e niente di quello che conoscono i nostri uomini di medicina potrà aiutarmi. Respiro a fatica e il mio corpo ne risente, ma ho predisposto tutto per te e per i nostri figli”, dice Thondar tenendo con le sue mani il viso di sua moglie;

“Cosa significa hai predisposto tutto?”.

“C’è una ultima speranza per la mia malattia, c’è una speranza per una cura. Userò un rituale arcano, delle formule descritte nel libro misterioso degli antichi. È tutto predisposto nella Torre, mi stanno aspettando. Tu moglie devi essere forte, per ogni cosa accanto a te ci sarà Sir Corbin, che ti aiuterà finchè i nostri figli non saranno grandi”.

Lady Christina guardò l’uomo che amava, sentiva parole che non capiva, “rituale”, “messer Corbin”, “aiuterà”. Non capiva la gravità delle parole di suo marito, non capiva che l’uomo a cui aveva dedicato la vita poteva non tornare più da quella torre.

“Amore mio, cosa stai dicendo? Non ci sarà nessuno accanto a me, ma ci sarai solo te”, sospirò Lady Cristina guardandolo uscire dalla porta che conduce alla torre " torna presto da me, torna presto...";

Lady Cristina rimase fino alle prime luci dell’alba a fissare la porta, nella speranza che si riaprisse mentre le lacrime calavano sul suo volto ininterrottamente.

La porta restò chiusa


I Draghi stanno tornando...
Nòm Elaith era affacciato alla finestra ad arco a sesto acuto della Torre-Solarium, la più alta torre del gondolin.
Il suo sguardo era rivolto all'ampio parco degli Dei che si stendeva arioso nell'area orientale della fortezza. L'albero vita, dal colore bianco latte, aveva rami giovani e forti. La maturità dell'albero scandiva gli anni di governo della casata Dondarrion.
Le mani intrecciate dietro la schiena si muovevano nervosamente mentre il suo sguardo si spostava verso il cielo e alla scia di fuoco che lo tagliava come una falce, ferendolo nel sangue.

La coda della cometa era rosso fuoco e lambiva la sfera luminosa del sole come una vampa di drago.
Una coincidenza che non poteva essere casuale, un segno del Destino.

L'albero della vita, il sole ed il fuoco: il simbolo della casata Dondarrion-

Il popolo aveva iniziato a bisbigliare nei vicoli, poi per le strade, nelle taverne e di infine nei mercati. Lo giudicava un cattivo presagio, forviero di sofferenza. In molti si erano recati al tempio pregando il loro Dio perché gli concedesse il perdono, e in molti erano venuti al Gondolin a chiedere protezione.
Il Signore di Calìen non credeva alle dicerie di strada...ma qualcosa stava per accadere...
La scia ingrossava la sua coda ogni nuovo giorno irradiando bagliori purpurei sui profili delle nuvole.
I vessilli del possedimento sventolavano sulle porte della città garrendo il vento che soffiava da ovet e mostrando alto e nobile lo stemma del sole-fuoco.Eppure apparivano solo fragili lembi in mano ai capricci degli Dei.
Nòm Elaith Dondarrion si voltò verso il castellano, il suo sgaurdo determinato e sereno: "Quale notizie dal regno?" chiese.
Il vecchio castellano srotolò una pergamena e con voce opaca rispose:
"Hìr Aldagil viaggia veloce verso i territori di Harrendal e porta buone notizie dai suoi possedimenti. Il nobile Signore degli Elfi conta di prendere possesso dei territori dalla prossima stagione!" si asciugò le labbra con un drappo di seta.
"Il resto del regno elfico, e quello degli uomini, sembra invece conoscere sorte avversa. Ovunque vi sono ribellioni, invasioni ed eventi catastrofici. I nostri messaggeri giungono da sud, nord e da ovest con pessime notizie..." Il castellano esitò, poi aggiunse: "E' giunta una richiesta d'aiuto da Nòm Aldarond,mio Signore, i suoi possedimenti sono sotto attacco..." disse sospendendo la frase dopo averla letta.
Nòm Elaith si voltò di scatto, nei suoi occhi traspariva preoccupazione. "Cattivi presagi..." pensò, "..il fuoco del drago..gli Dei ci maledicono..."
"Rispondi all'appello, invieremo un'armata in soccorso e...." La porta della Torre-Solarium fu aperta con furia,e il capo delle guardie entrò con l'affanno scusandosi del brusco ingresso, al suo fianco un elfo dai lienamenti scavati e feriti.
Indossava l'armatura dorata dell'esercito regolare, ma era ammaccata in più punti, e a stento sopravviveva lo stemma dei Dondarrion sul suo petto, il volto era rigato di sangue e fango, le giunture in bronzo mancavano sul braccio destro così come il copri spalla. La celata era lacerata all'altezza del collo, e quest'ultimo fasciato stretto mostrava i segni del sangue.
L'elfo si inginocchiò e con voce rotta dalla sofferenza disse:
"Nòm Elaith, mio Signore, giungo da Nordol. La battaglia...la battaglia è persa!" esclamò a stento.
"Il popolo ci aspettava, loro sapevano, erano preparati...siamo caduti nella imboscata...in tanti sono morti...in tanti..." disse con la voce rotta.
Nom Elaith lo osservò con sgomento. "I Solitari guidati da Ser Squakkione hanno combattuto lealmente e con valore. Hanno tenuto il fianco e impedito al nemico di sopraffarci...ma le sorti ci sono state avverse e le armate, mio Signore, hanno ripegato sulle montagne arroccandosi in attesa di ordini!!"
Il soldato parve esalare le ultime parole, e nei pensieri del Signore degli Elfi Calìen Elaith Dondarrion della Casata Dondarrion, primo del suo nome, giunsero remoti e sussurati pensieri...
"....presagio di morte...coda di fuoco nei cieli...la frusta degli dei...." Abbassò gli occhi consapevole di ciò che sarebbe accaduto:
...I Draghi stanno tornando...

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